massimo equilibrio

L’equilibrio psicofisico è probabilmente “una condizione a cui ambire” per vivere bene il proprio quotidiano. È una condizione che non va intesa come “punto d'arrivo”  bensì come “modo di percorrere la propria vita”. Un buon equilibrio tra struttura genetica ed esperienza è importante per una buona qualità di vita, nei limiti di ognuno. L’essere umano di oggi si trova a risolvere problemi in numero sempre maggiore, (con un cervello sostanzialmente identico a quello dei propri antenati paleolitici). Siamo incapsulati dentro sfere tendenzialmente concentriche (famiglia, clan, stirpe, stato…); la società è più differenziata e, per essere se stessi, occorre inglobare un sempre maggiore numero di tratti d’universalità (condivisi da altri) in un sempre maggiore numero di combinazioni, perdendo spesso la sensazione di “controllo” di tutto ciò. La parola “controllo” esprime un concetto chiave per la psicologia cognitivista. Secondo il cognitivismo, non controllare il proprio ambiente immediato, o pensare di non riuscire a farlo, è deleterio per la salute psichica (ciò vale sia per gli esseri umani sia per gli animali). La sensazione di non avere il controllo degli eventi ha un’influenza depressiva sul comportamento e sul vissuto soggettivo. Altro fattore importante è che ogni società, in virtù della propria esperienza, sviluppa un sistema di categorie in grado di determinare le forme della consapevolezza. Il sistema opera come un filtro socialmente condizionato: nessuna esperienza può giungere alla consapevolezza senza passare da questo filtro. Esistono “vissuti” per cui determinate lingue non hanno le parole corrispondenti mentre altre lingue ne hanno diverse a disposizione. C’è chi parla, inoltre, di “conoscenza inespressa”, intendendo la cognizione o l’esperienza che l’essere umano possiede ma non è in grado di rappresentare esplicitamente. Tale esperienza rimane, spesso, inespressa linguisticamente, oppure lo è in minima parte, ed è irriducibile ad altri tipi di conoscenza. Va da sé che se non c’è la parola per esprimere una data sensazione, difficilmente questa arriverà alla coscienza. Questo non è che un aspetto del filtraggio svolto da una lingua. Un linguaggio, con le proprie regole, stabilisce sia le modalità del nostro avere esperienze sia quali di queste possano accedere alla coscienza. Le interpretazioni che diamo delle nostre esperienze dipendono, inoltre, dal nostro passato psicologico. Idee, teorie e credenze che vengono concepite nella nostra mente, finiscono, in proporzione variabile, col diventare parte integrante della nostra memoria.
E l’equilibrio? L’organismo biologico tende comunque all’omeòstasi, tende alla (propria) salute. La fiducia in tale tendenza è uno dei presupposti fondamentali per trasformare anche un’eventuale “sofferenza dell’anima” in risorsa, imparando ad utilizzare al meglio il proprio “equipaggiamento interiore”...


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