Inconscio (Hopper)



Il concetto di inconscio sociale affonda le sue radici nella sociologia (Durkheim, Weber, Marx), nell’antropologia (Le Vine), nella drammaturgia (Austen, Roth), nella psicoanalisi sociale (Fromm, Horney) e trova un’interessante elaborazione teorica con Earl Hopper.
Hopper s’interessa particolarmente di quanto e di come i sistemi sociali condizionino (in questo caso la parola condizionamento non va intesa solo come freno, inibizione, limitazione, ma anche come facilitazione, sviluppo, trasformazione) le persone e i loro mondi interni e, allo stesso tempo, in che modo fantasie, azioni, pensieri e sentimenti inconsci abbiano effetti determinanti sui sistemi sociali.
Hopper parla di inconscio sociale, riferendosi all’esistenza e ai condizionamenti delle disposizioni sociali, culturali, relazionali, comunicazionali che esercitano profondi effetti sulle persone, nonostante queste ne siano inconsapevoli.
Si tratta di un’ipotesi di grande rilevanza soprattutto sul piano del trattamento clinico, dal momento che sposta nel “qui ed ora” l’asse fondamentale di interesse del terapeuta.
Nel pensiero di Hopper, chiunque si occupi di clinica individuale o di gruppo non può prescindere dall’inconscio sociale.



......

Post più popolari